I condomini e la contabilizzazione del calore - 18/10/2011

1) I riferimenti normativi della contabilizzazione del calore nella regione Lombardia

La d.g.r. VIII/8745 del 22/12/2008 (Determinazioni in merito alle disposizioni per l’efficienza energetica in edilizia e per la certificazione energetica degli edifici) della Regione Lombardia prevede (al punto 6.7) che in caso di nuova installazione o di ristrutturazione dell’impianto termico centralizzato e in caso di sostituzione del generatore di calore di qualsiasi potenza, devono essere realizzati gli interventi necessari per permettere la contabilizzazione e la termoregolazione del calore, per singola unità immobiliare ad uso abitazioni o uffici.

Sempre in Lombardia, l’art. 17 (Modifiche alla l.r. 24/2006) comma 1 – lettera “c” della Legge Regionale 21 febbraio 2011, n.3 (Interventi normativi per l’attuazione della programmazione regionale di modifica e integrazione di disposizioni legislative - Collegato ordinamentale 2011) ha previsto di “estendere l’obbligo dei sistemi per la termoregolazione degli ambienti e la contabilizzazione autonoma del calore, a tutti gli impianti di riscaldamento al servizio di più unità immobiliari, anche se già esistenti, a far data dal 1° agosto 2012, per le caldaie di potenza e vetustà progressivamente inferiore. Con le stesse disposizioni, la Giunta regionale può definire i criteri e le modalità per riconoscere i casi in cui sussiste l’impossibilità tecnica di adempiere al suddetto obbligo”.


2) I sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore

Nel caso di corpi scaldanti costituiti da radiatori, è prescritto per legge e utile per risparmiare energia ed equilibrare gli impianti, installare valvole termostatiche a bassa inerzia termica: dispositivi in grado di regolare automaticamente la temperatura ambiente “locale per locale”, agendo sulla portata d’acqua che alimenta i singoli corpi scaldanti.

Queste valvole sono dotate infatti di una testina termica (sensibile alla temperatura del singolo locale) che agisce in modo automatico sull’otturatore della valvola stessa e mantiene la temperatura ambiente prefissata, modulando la quantità d’acqua che passa attraverso il corpo scaldante.

Ne consegue che l’impiego delle valvole termostatiche sui radiatori, è divenuta una prassi consolidata anche quale regola di buona tecnica: grazie alle valvole termostatiche è possibile infatti cercare di equilibrare l’impianto e risparmiare energia, sfruttando gli apporti termici dovuti ai carichi interni, all’irraggiamento solare e al calore prodotto da luci, elettrodomestici, apparecchi, persone, ecc..

L’impiego delle valvole termostatiche perde però parte della sua utilità, ai fini del risparmio energetico, se non vengono abbinate a un sistema di contabilizzazione individuale dell’energia termica utilizzata da ciascun utente.

È peraltro evidente che in assenza di un sistema di contabilizzazione individuale cadrebbe, quasi totalmente, l’interesse degli utenti ad attuare comportamenti virtuosi dal punto di vista energetico, perché l’eventuale risparmio conseguito dal singolo condomino (mediante le valvole termostatiche) sarebbe “diluito” nelle spese condominiali e non “capitalizzato” dal singolo utente.

La scelta della tipologia del sistema di contabilizzazione del calore da installare varia in base al tipo di impianto e alle modalità di distribuzione del calore.

In generale, la contabilizzazione del calore può essere eseguita in due modi: diretta o indiretta.

Con quella diretta, si misura la quantità di calore consumata attraverso un contatore volumetrico dell’acqua che attraversa il circuito e due sonde di temperatura, poste rispettivamente sull’andata e ritorno della stessa.

Trattasi di un sistema impiegato negli impianti a zone (distribuzione orizzontale) dove ad ogni singolo appartamento è dedicata una porzione della rete di distribuzione dell’impianto di riscaldamento.

Queste letture, se gli strumenti lavorano nel proprio campo di misura e la differenza di temperatura non è troppo contenuta, sono precise e affidabili.

La contabilizzazione del calore di tipo indiretta invece, è comunemente basata sull’impiego dei ripartitori da installare sui caloriferi. Essa è impiegata negli impianti di riscaldamento centralizzati con distribuzione del calore verticale, di tipo a colonne montanti (i più diffusi) costituiti da un anello che percorre la base dell’edificio (generalmente posto a soffitto del piano cantinato) dal quale hanno origine coppie di colonne montanti (andata e ritorno dell’acqua) che alimentano i caloriferi posti sulla verticale ai vari piani dell’edificio.

Il ripartitore è in grado di rilevare la temperatura media del corpo scaldante e quella dell’aria ambiente e, opportunamente tarato in base alla grandezza del calorifero, esegue un conteggio matematico (di tipo indiretto ma ugualmente affidabile) della quantità di calore trasmesso dal calorifero stesso all’ambiente che lo contiene.

Il “ripartitore” si comporta quindi come una specie di “tassametro” e in tal modo l’utente è incentivato a capitalizzare al massimo gli apporti di calore gratuiti e, se lo desidera, di regolare a piacere le temperature ambiente acquisendo una maggiore autonomia ai fini del risparmio energetico.

È di fondamentale importanza scegliere ripartitori di grande affidabilità conferendo l’incarico dell’installazione e delle letture a società di provata esperienza.

Il sistema di contabilizzazione è costituito, oltre ai ripartitori installati sui singoli caloriferi, da una centralina di raccolta dei dati di tutti i ripartitori presenti negli appartamenti, la trasmissione dei dati può avvenire col sistema in radiofrequenza, senza dover eseguire opere murarie.

 

3) La ripartizione delle spese di riscaldamento

Premesso che la norma UNI 10200, attualmente in fase di revisione, fornisce i principi e le indicazioni per la ripartizione delle spese in funzione dei consumi di calore di ogni utenza negli impianti di riscaldamento e produzione di acqua centralizzati, a nostro parere la ripartizione della spesa totale per il riscaldamento (“bolletta energetica per il riscaldamento”) potrebbe avvenire con le seguenti modalità.

  1. Separare i costi “fissi” (quali per esempio quelli connessi alle operazioni di conduzione e manutenzione) dai costi “variabili” (quelli legati ai consumi di energia).
  2. Suddividere i predetti costi “fissi” in base ai millesimi di riscaldamento attribuiti a ciascuna unità immobiliare oppure in base ai millesimi di proprietà.
  3. Suddividere i costi “variabili” secondo quest’ipotesi:
  • il 20÷25% quale “quota legata alle dispersioni di rete”, da ripartire in base ai millesimi di riscaldamento attribuiti a ciascuna unità immobiliare;
  • il 75÷80% in base alle letture acquisite tramite il sistema di contabilizzazione del calore.

 

N.B.: quest’ipotesi di suddividere i costi “variabili” serve per evitare un’eccessiva penalizzazione degli appartamenti più sfavoriti dal punto di vista termico (generalmente quelli posti ai piani estremi dell’edificio).

 

Ricordiamo tuttavia che spetta all’assemblea del condominio stabilire le modalità di ripartizione delle spese, tenendo conto sia del regolamento condominiale sia dell’evoluzione normativa in materia.

 

Poiché la modifica di un vecchio e consolidato metodo di ripartizione dei costi potrebbe creare non pochi problemi nel condominio, a causa delle mutate quote di attribuzione delle spese, potrebbe essere presa in considerazione l’ipotesi di adottare un regime transitorio iniziale, per un periodo di tempo da stabilirsi, ove si attribuisca ai costi variabili del riscaldamento una quota del 50% dei dati acquisiti tramite il sistema di contabilizzazione del calore (ciò anziché il predetto 75÷80%).